Il terzultimo incontro del Festival presso il Teatro Donizetti è stato un incontro speciale. Un incontroemozionante tra Bergamo, Brescia e la Romagna che, come purtroppo sappiamo, sta vivendo unadesolante realtà. La presidente del Festival Daniela Guadalupi premette che tutto il ricavato del concertosarà devoluto in aiuto alla Romagna. Il pianista Giuseppe Albanese “Faentino d’adozione ormai da 15anni” si presenta commosso sul palco e si esibisce in un programma molto interessante, tra musichecinematografiche e contemporanee. I sette movimenti evocativi della suite di Nino Rota, compositored’eccellenza di musica per film, denotano già un particolare approccio alla tastiera: le note in dinamicapianissimo spesso le restituisce sfiorando il tasto con delle dita “picchiettate” dall’altra mano. Esce unsuono molto ovattato, singolare e magico, nonostante il metodo di approccio al tasto piuttosto rischiosonon sempre sia andato a buon fine. È il turno delle colonne sonore: dapprima due tratte dal film del 1993“Lezioni di piano”, passando poi per la pietra miliare “Playing love” di Ennio Morricone del film “Il pianista”.La magia vola nella sala nuovamente grazie al celeberrimo tema di Harry Potter di John Williams, inchiave molto virtuosistica. La straordinaria abilità tecnica di Albanese comincia a farsi sentire anticipandoil seguito dell'intervallo.Seguono tre autori dei nostri giorni: dapprima Campogrande con i suoi graziosi “Tre preludi da viaggio”;poi due brani tratti da una raccolta del 2020 di Casale,introspettivi, meditativi su aspetti della natura. L’apice della serata coincide con il suggestivo brano diBoccadoro “Succede ai pianoforti di fiamme nere”. Albanese spiega come questo pezzo “infernale, siaper chi ascolta che per chi suona" sia stato scritto per lui nel 2011. Boccadoro si ispira a un dipintocensurato di Crucchi e dà vita a queste fascinose pagine di musica contemporanea, molto difficile, a dettapersino di Albanese, il quale è riuscito egregiamente a meravigliare la sala, che è rimasta col fiatosospeso, rompendo il silenzio solo per un lungo scroscio di applausi. Con l’ultimo brano presentatofacciamo un salto all’indietro di più di un secolo, terminando con le “Réminiscences de Norma” diLiszt. Ancora una volta il pianista faentino denota una gestualità molto teatrale e una grande tecnica. Nelcomplesso un concerto positivo, soprattutto per il messaggio del Festival: Romagna noi ci siamo, noi viaiutiamo.

Marta Gianola