Per Fazil Say, protagonista del settimo concerto in cartellone del Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo, le parole d’ordine sono sicuramente due: teatralità e stravaganza.

Nella sala del Teatro Donizetti fievolmente illuminata dalle luci dei palchi - che per l’occasione sono insolitamente lasciate semi accese - il pianista turco si dimostra capace di intrattenere gli spettatori come un vero e proprio animale da palcoscenico mettendo a nudo la sua personalità umana e musicale.

Piú che l’espressività o la differenziazione dinamica nel suono cristallino generato dall’abile tocco delle dita sui tasti del pianoforte, ciò che di Say attira l’attenzione del pubblico è indubbiamente la sua presenza scenica: come un attore o un mimo, l’artista dà l’impressione di interpretare un personaggio che ricalca l’andamento delle composizioni eseguite. Ciò avviene soprattutto attraverso un’ampia gestualità e una serie di sguardi lanciati in direzione della platea; a tratti pare addirittura di sentirlo canticchiare mentre suona. Le diverse sfaccettature del prorompente temperamento del musicista emergono chiaramente nell’esecuzione del programma di sala, articolato in un crescendo dall’Ottocento fino ai giorni nostri: nella Sonata in si bemolle maggiore D 960 di Franz Schubert il pianoforte viene reso vivo con la proposta di una lettura molto personale del linguaggio romantico, mentre nella suite Miroirs di Maurice Ravel il pianista enfatizza la frammentarietà caratteristica di ciascuno dei cinque pezzi. Il gran finale, costituito da tre sue composizioni raccolte sotto il titolo di À la carte, è un’ulteriore occasione per rivelare la sua esuberanza: il pianoforte suonato con una mano sulle corde per emulare il suono di un tipico strumento turco, una rivisitazione di Summertime di George Gershwin e un arrangiamento jazzistico del celeberrimo Rondò alla Turca dalla Sonata in la maggiore K 331 di Wolfgang Amadeus Mozart scatenano l’entusiasta reazione degli ascoltatori. Fazil Say ha saputo dimostrare quanto un artista possa essere capace di magnetizzare il pubblico al di là dell’aspetto puramente musicale.

Elisabetta Nessi