Il danzatore sul pianoforte. Il 25 maggio si è tenuto il concerto da parte del pianista turco Fazil Say, con l’esecuzione della Sonata in si bemolle maggiore D960 di Franz Schubert, Miroirs op.43 di Maurice Ravel, e tre pezzi finali a scelta dell’artista. La sonata di Schubert è risultata molto orecchiabile, curata in ogni singolo dettaglio e nelle sue sfumature emotive più varie, da momenti più allegri ad altri più inquieti.

Pur nella sua brevità, Miroirs di Ravel è risultato molto interessante con i suoi cinque pezzi e i loro stili distinti, tra cui mi sono rimasti in particolare “Noctulles” con la riproduzione del battito di ali convulso di una falena notturna, “Alborada del gracioso” come ricostruzione dell’ambiente ispanico e “La vallée des Cloches”, a mio avviso però risultato troppo frettolosa che, di conseguenza, non mi ha ricordato i battiti delle campane.

Sono stati eseguiti “à la carte”, dopo una breve introduzione, una composizione del turco Say che ha puntato a riprodurre il suono di uno strumento tipico turco mettendo una mano sopra le corde, un riarrangiamento e un Rondò alla Turca entrambi con una forte influenza jazz la cui tecnica è stata portata all’estremo.

Il pianista, oltre a mettere in mostra le proprie eccellenti abilità, ha dimostrato durante il concerto la sua cura ed interesse verso ciò che ha suonato con continui ondeggiamenti di corpo, intense espressioni del volto, gesti con le mani non appena queste non erano impegnate a suonare, e talvolta un leggerissimo canto. Nonostante un considerevole numero di palchetti vuoti e qualche colpo di tosse evitabile, l’attenzione del pubblico è stata sufficientemente accettabile. In conclusione, Fazil Say ha dimostrato una nonchalance direttamente proporzionale all’amore e allo studio che ha messo in questi, seppur brevi, duri ed impegnativi brani.

Brian Gervasoni