György Ligeti e Franz Liszt, esuberanza e passione: ecco gli elementi caratterizzanti del concerto del pianista canadese Louis Lortie, sesto appuntamento del Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo.

L’alternanza di brani dei due compositori ungheresi nel programma di sala non sembra essere casuale, essa suggerisce infatti l’idea di un presente che raccoglie l’eredità di un glorioso passato: il Liszt proiettato verso il futuro delle tre raccolte Années de pelègrinage trova compimento nel Ligeti della Musica ricercata, della quale il pianista esegue il settimo movimento, Cantabile, molto legato, e degli Études, di cui viene presentato l’enigmatico n. 13, dal titolo L’éscalier du diable.

Lortie restituisce all’ascolto ogni suggestione evocata dalla scrittura musicale dei due autori: profondità e meditazione, mistero e frammentarietà, ma anche leggerezza e minimalismo.

Il momento piú rilevante della serata è indubbiamente l’esecuzione di due estratti dalla Troisième Année (Aux cyprès de la Villa d’Este II: Thrénodie e Les jeux d’eaux à la Villa d’Este), caratterizzata da un minore virtuosismo e da una maggiore ricerca, specialmente in termini di sperimentazioni armoniche. L’immagine che emerge è quella di un Liszt maturo, con tratti inquieti alternati a brevi istanti di distensione, il cui pensiero è magistralmente interpretato dal pianista: in ogni dinamica ed indicazione agogica, lo strumento sembra cantare mentre dipinge le figure dei titoli, seguendo una strada descrittiva piuttosto astratta ma ugualmente suggestiva. I brani tratti dalle altre due Années risultano all’ascolto un po’ meno convincenti, ma lo slancio vitale dei due pezzi di Ligeti funge da perfetto contrappeso, decretando definitivamente il successo tra il pubblico.

Elisabetta Nessi