Al teatro Donizetti proseguono i concerti del festival pianistico internazionale di Bergamo e Brescia, questa volta, il 19 maggio 2023, avente come unico protagonista il famoso pianista Grigory Sokolov. La scaletta prevedeva: brani vari di Henry Purcell (Ground in Gamut in sol maggiore Z 645, Suite n.2 in sol minore Z 661, A New Irish Tune (Lilliburlero) in sol maggiore Z 646, A New Scotch Tune in sol maggiore Z 655, Trumpet Tune (Cibell) in do maggiore ZT 678, Suite n.4 in la minore Z 663, Round O in re minore ZT 684, Suite n.7 in re minore Z 668 e Chacone in sol minore ZT 680) e di Wolfgang Amadeus Mozart (Sonata n.13 in si bemolle maggiore KV 333 (315c) op.7 n.2 e Adagio in si minore KV 540).

I brani di Henry Purcell che ci sono stati proposti sono musiche per clavicembalo, molto diffuse nel seicento, epoca del compositore. I brani hanno caratteri diversi tra loro, a seconda del tipo di forma musicale e dello stile adottato. Alcuni brani sono basati sul principio della variazione, come il Ground in Gamut in sol maggiore Z 645 e la Chacone in sol minore ZT 680, che presentano una melodia ripetuta con continui cambiamenti armonici e melodici. Questi brani hanno un carattere solenne e maestoso, con un ritmo marcato e una scrittura contrappuntistica. Altri brani sono invece delle suite, i cui movimenti hanno un proprio carattere e un proprio metro, ma tutti sono legati da una stessa tonalità. Le suite di Purcell hanno un carattere grazioso e cantabile, con una scrittura melodica e armonica ricca di ornamenti e cromatismi. Tra le suite possiamo distinguere la Suite n.2 in sol minore Z 661 e la Suite n.4 in la minore Z 663, che hanno un tono più intimo e riflessivo, dalla Suite n.7 in re minore Z 668, che ha un tono più vivace e brillante. Infine, altri brani si ispirano a melodie popolari o a stili stranieri, come A New Irish Tune (Lilliburlero) in sol maggiore Z 646, A New Scotch Tune in sol maggiore Z 655 e Trumpet Tune (Cibell) in do maggiore ZT 678. Questi brani hanno un carattere allegro e festoso, con una scrittura semplice e orecchiabile. Tutti i brani sono stati eseguiti da Sokolov con grande maestria, ricompensato dal pubblico che lo ha ampiamente applaudito.

Dopo i vari brani di Henry Purcell, il pianista si è cimentato nella Sonata per pianoforte n. 13 di Mozart, composta da tre movimenti: Allegro, Andante cantabile e Allegretto grazioso. Il primo movimento è affabile e regolare, con un'impronta tipica mozartiana. Il secondo movimento è profondo e intimo, con un cromatismo evidente. Il terzo movimento è un rondò concertistico con momenti solistici e una conclusione brillante. Inutile menzionare il notevole gradimento del pubblico: con la sua compostezza e imperturbabilità ma con la capacità di dare enfasi e pathos a ciò che sta suonando, il successo è assicurato.

Dopodiché è stato il turno dell’Adagio in si minore KV 540, una composizione musicale caratterizzata da un ritmo libero e fantasioso, che si basa su un equilibrio delicato ma ben strutturato. La sua passionalità intensa, quasi disperata, si placa gradualmente, per raggiungere infine una conclusione trasfigurante in tonalità maggiore. Questa esecuzione ha affascinato la platea, i palchi e le gallerie per la sua potente espressività, sfociando in un lungo applauso.

Per ricompensare l’alto gradimento, Sokolov, a fine concerto, ci ha regalato non 4, non 5 ma ben 6 fuori programma, raggiungendo livelli raramente visti al teatro Donizetti, meritevole, a parere mio, di standing ovation.

Matteo Del Carro