Come ogni anno il pubblico del Festival attende il nome di Grigory Sokolov tra i pianisti in calendario; attesa figlia degli innumerevoli concerti di qualità che Sokolov ha offerto al pubblico di Bergamo e Brescia.La serata inizia con un teatro buio e una sola luce sulla tastiera del pianoforte; forse anche questo, insieme alle grandi aspettative e al curioso programma scelto dal pianista, ha generato una particolare atmosfera di contemplazione.Il fil rouge di questa edizione è il ventesimo secolo e i compositori che ne sono stati protagonisti.

Sokolov ha portato in programma Purcell e Mozart: scelta che sicuramente può far discutere e potrebbe risultare incoerente con il tema di questa sessantesima edizione.

Risulta difficile descrivere questo concerto; Sokolov ha plasmato l’atmosfera del teatro con la sua ricchezza di idee e colori.Non stupisce la sua tecnica sopraffina e la solidità del suo suono, ma il modo in cui ha reso la musica di questi due autori sublime e intima; ogni nota era gestita magistralmente per comunicare qualcosa all’ascoltatore.

Nella prima parte Sokolov ha alternato danze singole con 3 suite di Purcell. Soprattutto in questa prima parte il pianista ha raggiunto vette altissime di varietà sonora, chiudendo gli occhi sembrava di non essere in un teatro gremito di persone, ma in una piccola stanza dove tutti gli ascoltatori erano emotivamente uniti da questa magnifica musica.

Nella seconda parte la “Sonata KV.333” e l’”Adagio in si minore KV.540” sono stati la degna continuazione del clima intimo del concerto. Il programma nella seconda parte forse necessitava di un cambio di ritmo, magari con qualche pezzo che si allontanasse dal periodo classico l’atmosfera sarebbe stata ancora più unica.

Come di consueto poi Sokolov ha suonato 6 bis: da Rameau a Chopin e Siloti l’unica eccezione virtuosistica è stata il preludio op 23 n 2 di Rachmaninov.

Matteo Testa