Mille sfumature di Settecento con ostinato di tubercolosi. Il 19 aprile si è tenuto al Teatro Donizetti il concerto da parte del celeberrimo pianista russo Grigory Sokolov, con un repertorio che ha spaziato dalle pagine di Purcell a Mozart.

Impeccabile in ogni momento l’esecuzione di Sokolov nel repertorio dell’inglese Purcell, abile nel riprodurre ogni colore musicale ed emotivo dell’autore Seicentesco, curando ogni singolo dettaglio, compresi mordenti e trilli (questi ultimi talvolta però risultati troppo monotoni a mio avviso).

Eccezionale l’esecuzione del repertorio mozartiano, mettendo in luce ogni sfumatura dell’autore salisburghese, iniziando da momenti gioiosi per poi passare a momenti inquieti che prima di questa serata non ho mai avuto l’occasione di scoprire, lasciandomi colpito ed ammaliato (in particolare con l’adagio finale in si minore KV 540).

Infine, Sokolov ha intrattenuto il pubblico con una serie di sei fuori programma, tutti inaspettati. In ogni esecuzione, il pianista russo ha dimostrato un legame musicista-strumento talmente forte che i due elementi si sono fusi tra loro, nella più completa naturalezza e maestria.

Ed ora, la nota dolente: l’attenzione del pubblico è stata assolutamente insoddisfacente, dato l’alto numero di anziani che hanno tossito rumorosamente durante il concerto, mancando di rispetto a chi, come il sottoscritto, si è concentrato all’ascolto, e soprattutto al pianista stesso, concentrato a sua volta nell’esecuzione. Inoltre, molti anziani hanno fatto utilizzo frequente dello smartphone per scattare fotografie (vietato durante l’esecuzione in teatro) ed ignorando le indicazioni date poco prima dell’arrivo sul palco dell’artista, contribuendo al clima di disattenzione e di mancanza di rispetto.

La punta di diamante della musica nel Sanatorio Donizetti: un’esecuzione impeccabile e cesellata per un pubblico poco rispettoso.

Brian Gervasoni