Il concerto del 18 maggio ha visto come protagonista un duo pianistico formato dalle sorelle Katia e Marielle Labèque, artiste di fama internazionale famose per la loro sincronicità ed energia.

La prima opera proposta è la versione originale per due pianoforti delle “Épigraphes Antiques” di Claude Debussy con un inizio dal ritmo saltellante, prodotto dall’alternarsi di note basse e alte. La melodia che si crea assume in questo modo un’atmosfera quasi mistica dal tono orientaleggiante che porta l’ascoltatore a un senso di smarrimento. La melodia successivamente si uniforma acquisendo un ritmo scorrevole che diventa man mano frenetico accentuato dai suoni sincopati prodotti dai due pianoforti. Questa frenesia viene quindi tranquillizzata dall’addolcirsi della melodia che rallentando il ritmo porta l’ascoltatore a un apparente senso di pace.

Il secondo brano proposto è la “Fantasia in fa minore opera 103 D940” di Franz Schubert. All’inizio i due pianoforti mantengono un suono leggero che poi aumenta di tono in modo quasi rabbioso. Si forma così un movimento ascendente di note che pian piano riempie tutti gli spazi del teatro come se stesse cercando una via per liberarsi da un dolore, facendo così diventare l’ascoltatore parte di questa struggente sofferenza.

La terza opera proposta è “Ma mère l’Oye” composta da Maurice Ravel. Anche qui si ascolta una iniziale melodia rilassante che però si tramuta rapidamente in un movimento convulso. I due pianoforti in questa fase sembrano dialogare tra loro attraverso trilli di note che creano, attraverso il loro suono caldo, un’atmosfera accogliente.

L’ultima opera è “Songs from West Side Story” composta da Leonard Bernstein. Queste canzoni, tratte dall’omonimo musical, hanno uno stile diverso rispetto agli altri brani del concerto. Essi, infatti, hanno una melodia molto più allegra, con un ritmo incalzante che ricorda il ben noto boogie woogie.

Terminata l’ultima musica il pubblico, appagato, applaude questo duo pianistico che si conferma capace di trasmettere una bellissima energia. .

Alberto Giordano