Domenica sera al Teatro Donizetti un nuovo appuntamento del Festival con protagonista il giovanepianista italiano Federico Colli. Il concerto per pianoforte e orchestra del compositore contemporaneoucraino Alexey Shor apre le danze. Questo concerto è già stato eseguito da grandi nomi tra cui Pletnev,che ha anche apportato con maestria delle modifiche alla parte. Un mix di temi già sentiti, un carattere giocoso e popolare: non una composizione memorabile, ma comunque apprezzata dal pubblico in salaper orecchiabilità e per la buona presenza dell’orchestra, oltre chiaramente alla graniticità del pianista.Federico è riuscito con precisione a rendere la parte pianistica, ma l’estro è risaltato nel secondoconcerto di Shostakovich. Prima dell’omaggio al compositore russo, l’orchestra Filarmonica del Festivalsi è cimentata in una bellissima pagina per orchestra sinfonica: l’Intermezzo di Manon Lescaut diPuccini. Il solo iniziale di violoncello e poi di viola sono stati ben gestiti dalle rispettive prime parti. Conl’entrata di tutta l’orchestra un tripudio di suoni risuona nel teatro. Fino ad oggi uno degli interventidell’orchestra meglio riusciti dall’inizio del Festival, sicuramente aiutato dalla bellezza di questointermezzo. Il momento più atteso della serata è il secondo concerto di Shostakovich per pianoforte eorchestra. Composto nel 1957 per la conclusione degli studi in conservatorio a Mosca del figlio Maksim.Il direttore Pier Carlo Orizio stacca un tempo molto scorrevole e frizzante, che esalta le doti tecniche diFederico in un susseguirsi di scale cromatiche e passaggi veloci. Nel secondo movimento la cantabilità el’intimità dei temi lasciano molta libertà al pianista, che stacca un tempo lento, anche rispettoall’introduzione orchestrale, arricchendo di mille sfumature ogni frase. Le dinamiche sono varie, in alcunimomenti Colli restituisce un pianissimo quasi impalpabile. Le idee del giovane pianista sono originali einteressanti, frutto di una grande sensibilità. L’ultimo movimento si ispira ad alcuni esercizi del metodoHanon, famoso libro di tecnica pianistica, perché Shostakovich riteneva che il figlio dovesse studiare piùtecnica. Quest’ultimo movimento è il più gioioso e spumeggiante. Colli e l’orchestra ricevono calorosiapplausi, ricambiati da un doppio bis che ben riassume il dualismo di Colli: una trascrizione perpianoforte di Pugnani-Kreisler, la cui energia si contrappone al delicato Adagio di Mozart perglassarmonica.

Marta Gianola