Pianoforte e recitazione…accoppiata vincente? Musica e teatro sono stati i protagonisti del “Reading in memoria di Maria Judina” tenutosi il 12 maggio presso l’Auditorium Santa Giulia di Brescia.

In questa serata di “AltroPiano Festival”, rassegna nata dall’incontro tra il Festival Pianistico di Brescia e Bergamo e Cieli Vibranti, l’attrice e performer Laura Mantovi ha raccontato l’altalenante vita della musicista Maria Judina, interpretando a perfezione le parole della giovane. Il pubblico era aiutato nell’ascolto grazie all’impeccabile sottofondo pianistico di Sara Costa, la quale ha saputo “intonare” le note suonate alle emozioni suscitate dalla biografia raccontata.

La performance si apre con la descrizione di Maria, definita “regina del pianoforte”. I superlativi usati per descriverla sono accompagnati dalla Costa, che, circondata da un’atmosfera calda di luci rosa, suona le prime note del Fantasiestuck op.11 n.2 di Schumann.

Questa prima impressione di calma e serenità è subito contrastata dai ritmi più movimentati della Marcia in fa minore da Juvenilia di Prokof’ev, che ci fa immediatamente percepire un cambio drastico di scena. Ed è infatti con la frase ben scandita dalla Mantovi “ …e poi arrivò il 1917”, che capiamo il perché di questo brusco cambiamento: è iniziata la rivoluzione di Lenin, la Judina è contraria, non ha paura di opporsi.

Inquietudine, paura, terrore…è tutto un crescendo di intensità con il Preludio op. 34 n.14 di Shostakovich; la “regina del pianoforte” ha deciso di convertirsi al cattolicesimo ortodosso… un’altra mossa per contrastare il regime.Ritroviamo un attimo di pace solo sulle note dell’Allemande dalla Suite Francese n. 4 BWV 815 di Bach, quando Laura ci parla della vivace vita di Maria: è stata insegnante presso il Conservatorio di S. Pietroburgo, oltre che punto di riferimento per le riflessioni filosofiche di un gruppo di intellettuali, tra i quali Anna Achmatova.

Armonia e tranquillità sembrano durare troppo poco, con l’arrivo del Klavierstuck n.8 dai Bunte Blatter op.99 di Schumann, scopriamo del licenziamento della Judina, accusata di professare una religione sbagliata e di portare troppe novità stilistiche all’interno del conservatorio. Percepiamo nei tasti del pianoforte amarezza, tristezza e arrendevolezza verso un regime che non accetterà mai di cambiare.

Le avversità sembrano non finire: con l’inizio della seconda Guerra Mondiale Maria pare arrendersi di fronte ad ogni speranza negata di rinnovamento. Non le resta che fare quello che ama: suonare. La Costa ci regala quindi un estratto dell’ “Adagio dal Concerto in la maggiore K488” di Mozart: il brano con il quale Maria Judina si farà notare dal temuto Stalin. Si narra infatti che egli stesso sentì per caso l’esibizione dell’artista in diretta su Radio Mosca. Rimasto esterrefatto dalle capacità della pianista, volle immediatamente il disco registrato e offrì dei soldi alla fortunata “regina del pianoforte”, che tuttavia li donò alla sua chiesa.

Con l’Andante religioso della Petite Suite di Borodin la serata si conclude: tra le contrastanti atmosfere musicali è stato un magnifico viaggio alla scoperta di Maria Judina..

Greta Gardini