Sabato 6 maggio prosegue la rassegna del Festival Pianistico Internazionale presso il Teatro Donizetti con un incontro musicale di pace: sul palco il celebre pianista russo Boris Petrushansky e l’orchestra Kyiv Virtuosi diretta dal russo Dmitry Yablonsky. L’orchestra ad archi è formata da promettenti giovani ucraini, che stanno facendo il giro dei teatri nel mondo, anche per fuggire dalla tragedia che l’Ucraina sta vivendo. La musica va oltre le rivalità della guerra: Russia e Ucraina si uniscono consegnando un messaggio di pace al pubblico. È per questo che i presenti rispondono emozionati.

Love Song per pianoforte, orchestra d’archi e percussioni di Silvia Colasanti dà inizio alla serata. La compositrice italiana è una delle donne compositrici più affermate nel panorama musicale. Alcune tra le sue opere sono state eseguite alla Scala, al Teatro Goldoni di Firenze e in importanti Festival Internazionali. Questo brano, dedicato a Franco Buitoni, vede protagonista Petrushansky che è accompagnato da sfumature timbriche persuasive e sonorità soffuse degli archi, che spesso fanno ricorso a giochi di armonici. Il concerto di Mozart per pianoforte e orchestra in la maggiore K414 rivela l'eccentricità del pianista russo, che, con scelte timbriche e formali spesso inusuali, sottolinea la purezza della forma mozartiana dando al concerto una presa spesso intima e contemplativa. Petrushansky ringrazia i ricchi applausi con ben tre bis molto differenti per epoca e carattere: da Shostakovich a Schubert, a Scarlatti.

Nella seconda parte del concerto il pianista russo lascia il posto al violoncellista e direttore Yablonsky che concerta con la sua orchestra il concerto per violoncello del compositore ucraino contemporaneo Alexey Shor, con un bel secondo movimento cantabile, che sembra riflettere i tratti tipici della filmografia franco ungherese, e gli altri due più virtuosistici. “The Messenger” del compositore e pianista ucraino Valentin Silvestrov è l’ultimo pezzo eseguito. Il percorso di studi del compositore lo porta alla scelta di aggiungere un pianoforte alla formazione cameristica dell’ensemble d’archi. Il suono delicato della pianista ucraina si fonde con le sonorità degli archi in un finale dolce, volto ad essere un inno di solidarietà verso il popolo ucraino.

Marta Gianola