Quando la musica riesce a dare vita a un’atmosfera eterea, vuol dire che l’interprete è riuscito nel suo intento: trasmettere emozioni e cullare gli ospiti; d’altronde, questo è ciò che è successo il 5 maggio al Teatro Grande, che ha accolto sul proprio palco l’orchestra Kyiv Virtuosi, diretti dal violoncellista Dmitry Yablonsky, e il pianista Boris Petrushansky.

La scelta di repertorio è ricaduta su pezzi dotati di grande espressività ed eleganza, a partire dalla prima composizione, “Love Song” di Silvia Colasanti: un’opera d’amore che narra di tale emozione in tutte le sue sfaccettature, e che l’orchestra e il pianista sono riusciti a descrivere senza filtri agli ospiti presenti in sala, sfruttando sia l’abilità degli archi, in modo da creare un sottofondo aereo e morbido, sia il talento del pianista, il quale era in costante contrapposizione agli altri strumenti suonando note molto più decise, riuscendo in questo modo a tradurre il binomio amore-sofferenza in musica, alternando momenti di altissima tensione con echi lontani di suoni.

Il momento più atteso della serata, tuttavia, era l’esecuzione del Concerto n. 12 K 414 in la maggiore di Mozart: la composizione è stata interpretata nuovamente dai Kyiv Virtuosi e da Petrushansky, i quali sono stati in grado di evocare immagini familiari e giocose, come se gli archi inseguissero costantemente il pianoforte in un contesto naturale e incontaminato; gli strumenti tra di loro parlano e conversano, talora uno alla volta talaltra contemporaneamente, facendo notare così l’ottimo rapporto tra il pianista e l’orchestra. La performance è stata molto ben accolta dal pubblico, tanto da avere indotto il pianista ad eseguire tre bis di Shostakovich.

La penultima opera della serata – il Concerto in fa maggiore di Alexey Shor - vede come protagonisti l’orchestra e il suo direttore, il violoncellista Dmitry Yoblansky, che hanno regalato agli spettatori una magistrale esecuzione di natura molto tecnica e virtuosa: gli archi hanno fatto da amplificatore delle emozioni trasmesse dal violoncello, aiutandolo e sostenendolo nell’esecuzione malinconica ma molto di impatto.

Degna di nota anche la conclusione dell’evento, con la performance di The Messanger di Silvestrov: in teatro si era creata un’atmosfera difficilmente ripetibile, grazie ai sospiri, agli archi e alle delicate mani di Iryna Starudop al pianoforte. Sembrava di essere in un luogo e in un tempo indefinito, con la musica che allentava gradualmente la presa sulla mente degli ospiti e che valorizzava ancora di più il talento degli artisti.

Nicola Valer