Questo concerto, fin dall’inizio, non poteva che creare aspettative: questo perché i protagonisti della serata, i Kyiv Virtuosi sono formati da alcuni dei migliori musicisti da camera in circolazione. Essi sono guidati dal direttore d’orchestra/ violoncellista di fama internazionale Dmitry Yablonsky. L’orchestra sembrerebbe apparentemente completa, ma ad aggiungersi ad essa c’è con sorpresa il grande pianista Boris Petrushansky che aveva già collaborato in passato con prestigiose orchestre tra le quali l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

La prima opera proposta è la Love Song per pianoforte, orchestra d’archi e percussioni. Essa è introdotta dal suono fievole dei violini quasi sottile che perpetua fino a che il pianoforte fa il suo ingresso e, attraverso delle scale armoniche e con una melodia altalenante, produce una sensazione di frenesia. Quando i violini terminano rimane solo il pianoforte, che non avendo più quel sostegno dei violini, non può fare altro che lasciarsi sopraffare dal senso del dolore di un amore perduto spegnendosi lentamente.

Finito l’applauso del pubblico ecco che viene proposto il concerto di Mozart per pianoforte e orchestra in la maggiore n.12 k 414. La prima parte inizia subito con un’allegra melodia da parte dei violini, che poi il pianoforte riprende e attraverso un’alternanza di suoni alti e bassi porta a una sensazione di completezza. La seconda parte inizia sempre con i violini. Essi con leggerezza introducono il pianoforte che con un tono quasi malinconico sembrerebbe volersi ribellare a una costrizione che gli è stata imposta. I violini con un suono sempre più incalzante rendono la melodia del piano ancora più struggente. Inaspettatamente la melodia si conclude all’improvviso lasciando nello spettatore un senso di angoscia. Nella terza e ultima parte i violini intonano in un moto vorticoso una melodia gioiosa sostenuta da un assolo di pianoforte e terminata in modo deciso alla fine sempre dai violini.

La terza proposta del programma è il concerto per violoncello composto da Alexey Shor. Nel primo movimento i violini introducono una melodia incalzante nella quale subentra poi il violoncello. Dopodiché i violini incominciano a suonare con un suono pieno quasi trionfale anche se rimane la sensazione contrastante di quiete iniziale. Finito il primo movimento il violoncello inizia il secondo con una melodia nostalgica che tende a rallentare per poi riaccelerare quasi come se volesse reagire a un ricordo lontano. Il violoncello riprende poi la scena sostenuto dai violini che quasi per compassione lo accompagnano fino alla fine. Il terzo e ultimo movimento inizia con i violini, che con un ritmo sostenuto, sembrano dialogare vivacemente con lo stesso violoncello che risponde sempre incalzante. Alla fine però, come due amici, trovano l’accordo e il dialogo si placa. L’ultima proposta del programma è The Messenger di Valentin Silvestrov, che inizia con dei sibili naturali che i violini ampliano facendoli rimanere sempre fievoli. Dopodiché si susseguono suoni intervallati che portano a un senso di pace.

Concluso l’ultimo atto il pubblico si alza in piedi e onorato applaude gli artisti. Possiamo dire che è stata una serata all’insegna della buona musica!

Alberto Giordano