Concerto speciale, queste le parole che intitolano i programmi di sala del secondo appuntamento del Festival; sia l’orchestra ospite (Filarmonica della Scala diretta da Riccardo Chailly) che il pianista ( Mao Fujita ) hanno senza dubbio soddisfatto le aspettative. Il programma di questa seconda serata sembra essere stato pensato come la naturale continuazione della precedente attraverso altri capolavori di derivazione russa.

Il concerto si è aperto con un altro caposaldo della letteratura pianistica, il terzo concerto per pianoforte e orchestra di S.Rachmaninov. Mao Fujita, giovane pianista giapponese, è dotato di una tecnica eccezionale e ha offerto al pubblico una performance funambolica e ricca di vivacità rimanendo in grande sintonia con l’orchestra. Lo stile del pianista è figlio del proprio tempo, con una spasmodica ricerca di chiarezza e precisione a scapito dell’intensità sonora e della ricerca di pathos.

Nella seconda parte del concerto l’orchestra filarmonica della Scala ha eseguito “Chant Funèbre” di I. Stravinsky e la settima sinfonia di S.Prokofiev.

Il breve pezzo di Stravinsky, scritto in giovane età per commemorare la morte del suo maestro Rimskij-Korsakov, stupisce per varietà di colori e liricità; la strumentazione ricorda il periodo tardo romantico con un tono cupo e quasi dimesso.

La settima sinfonia di Prokofiev rappresenta in pieno le varie sfaccettature del compositore, un pezzo maturo, ricco di contrasti, che passa dal tema malinconico e lirico del primo movimento ai colori frizzanti e divertenti del rondò finale.

L’esecuzione dell’orchestra è a tratti ineccepibile, le varie sfumature di suono hanno reso al meglio i grandi contrasti delle composizioni suonate.

Matteo Testa