Tra gli applausi scroscianti di un pubblico numeroso ed entusiasta, si conclude il secondo appuntamento del Festival Pianistico Internazionale di Bergamo e Brescia, un concerto speciale per celebrare la nomina delle due città a Capitali Italiane della Cultura per l’anno 2023. Lo straordinario successo dell’evento è decretato in primis dai suoi protagonisti, vale a dire alcuni tra i fiori all’occhiello del panorama musicale internazionale: la Filarmonica della Scala, diretta dal Maestro Riccardo Chailly, e il giovanissimo pianista giapponese Mao Fujita.

Classe 1998, Fujita ha alle spalle numerose vittorie in prestigiosi concorsi e dimostra di essere già a pari livello con molti suoi colleghi piú “anziani”. Questa grande maturità musicale, unita ad un’esecuzione brillante, fresca e piena di energia, è il tratto distintivo del brano scelto per l’apertura della serata: l’intramontabile Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 di Sergej Rachmaninov che, insieme al resto del programma, si rivela una trionfale risposta all’idea suggerita dal concerto inaugurale del Festival. Il pianista, in perfetto dialogo con l’orchestra, si destreggia abilmente tra i tasti dello strumento, lasciando scaturire una travolgente cascata di note che regalano all’ascolto una sensazione di concretezza e allo stesso tempo di magia. Deciso, convincente e focoso sono i tre aggettivi che meglio descrivono il modo di fare musica di Fujita; a questi si accompagna una certa compostezza tipica della cultura giapponese: tale sincretismo pare riflettersi anche nei movimenti del suo caschetto nero, il quale, durante tutto il concerto, si agita seguendo il corpo senza per questo scompigliarsi.

L’orchestra non è da meno: in ogni dinamica e tessitura si dimostra capace di trasmettere al pubblico un’enorme carica di pathos, comportandosi come un unico, grande meccanismo. Questo si coglie soprattutto nella seconda parte della serata, costituita dal Chant funèbre di Igor Staravinskij e dalla Sinfonia n. 7 di Sergej Prokof’ev: qui la profonda espressività degli archi e delle due arpe incontra l’anima gagliarda dei fiati e delle percussioni (tra cui anche il pianoforte, facente parte dell’organico della Sinfonia), creando una varietà di timbriche e colori musicali che rendono l’esecuzione estremamente coinvolgente.

La calorosa accoglienza del pubblico fa sí che entrambe le parti del concerto si concludano con un bis: lo slancio vitale che serviva alla manifestazione si è finalmente concretizzato.

Elisabetta Nessi