Per l’occasione del concerto speciale per Capitale Italiana della Cultura presso il Teatro Donizetti di Bergamo, è stata l’orchestra Filarmonica della Scala a salire sul palco, diretta da Riccardo Chailly, il quale srotola un sontuoso tappeto sonoro per il pianista giapponese Mao Fujita, classe 1998.

Il giovane pianista, debuttante al Teatro Donizetti, si esibisce con l’orchestra nello spettacolare Piano Concerto 3 di Rachmaninov. Con l'umiltà che lo contraddistingue si siede al pianoforte e trasporta la sala in una dimensione magica. Il terzo concerto è una delle composizioni più celebri per pianoforte e orchestra, forte del binomio equilibrato di virtuosismo e cantabilità. Nel primo movimento vengono presentati dei temi che riaffiorano nei movimenti successivi. I temi cantabili sono presentati da Mao con raffinatezza e intimità; i momenti virtuosi, sono eseguiti con una pulizia incredibile, quasi ossessiva, accentuata dall’uso parsimonioso del pedale di risonanza.

L’orchestra ha accompagnato egregiamente il pianista, con mille sfumature di suoni. Soprattutto nel terzo tempo, la magnificenza della parte orchestrale dialoga con quella pianistica, creando pagine di musica gioiello. Chailly ha coordinato con maestria: la grande precisione negli attacchi dell’orchestra ha permesso di ascoltare un’esecuzione degna di registrazione. Dopo l’accelerando del finale nel Teatro esplode un boato di applausi.

Curiosa la scelta del bis di Mao Fujita, lo studio numero 11 tratto dall’opera 72 di Moszkowski. Il pianista sfoggia ancora le sue doti tecniche strabilianti.

È il momento dell’orchestra, che esegue la chicca giovanile di Stravinskij “Chant funèbre”. Lo spartito di tale opera è stato ritrovato nel 2015, prima di allora non fu pressoché mai eseguita. Segue la settima sinfonia di Prokofiev, una delle sue opere più mature, scritta nel 1952, anno precedente alla sua morte. Strutturata su 4 movimenti, ha un sapore più romantico rispetto ad altre sue opere sarcastiche o bellicose. Questo risvolto è influenzato dal ritorno in patria e alla possibile censura del territorio Sovietico. È un mix di sogno e pace, lirismo velato di inquietudine. Tutti i registri dell’orchestra dialogano con successo, in un tripudio di suoni e sfumature.

Chailly concede ben due bis, rispettivamente lo Scherzo e la Marcia tratti da “L’amore delle tre melarance”. Il successo di questa speciale serata, la seconda del Festival presso il Teatro Donizetti, lascia entusiasta il pubblico.

Marta Gianola