Giovedi 4 maggio, alle ore 20, si è tenuto presso il teatro Donizetti di Bergamo il concerto speciale “Capitale Italiana della Cultura” da parte della Filarmonica della Scala diretta da Riccardo Chailly. Sono stati eseguiti il terzo Concerto per pianoforte e orchestra di Rachmaninov, con il pianista giapponese Mao Fujita, il Chant Funébre op.5 di Stravinskij, ed infine la Sinfonia n.7 op.131 di Prokof’ev. Impeccabile è stata l’esecuzione del terzo Concerto di Rachmaninov: il binomio pianoforte-orchestra si è dimostrato funzionale e ben bilanciato in tutti i tre movimenti del Concerto. Il pianista Fujita ha dimostrato una grandissima abilità tecnica di esecuzione, soprattutto nella cadenza al termine del primo movimento e nel fuori programma; il direttore Chailly è stato all’altezza di dirigere un’orchestra corposa in una composizione altrettanto complessa.

I momenti che senza dubbio non dimenticherò sono stati il primo movimento, nel quale il celeberrimo tema è stato esposto più volte sia dal pianoforte che dall’orchestra in maniera limpida e il terzo movimento risultatomi appassionato con un grandioso ed esplosivo finale.

L’esecuzione del Chant Funébre di Stravinskij ha dimostrato l’abilità dell’orchestra di assumere non solo caratteri forti e decisi (dimostrati nel terzo movimento del Concerto di Rachmaninov), ma anche malinconici, che nel corso dell’esecuzione hanno assunto sempre più sfumature cupe e misteriose. L’unico piccolo difetto, a mio avviso, sono state le arpe, risultate a tratti troppo dure e, di conseguenza, isolate dall’intera orchestra.

Successivamente, è stata eseguita la Settima Sinfonia di Prokof’ev: l’ossessiva ricerca di nuove sonorità da parte del compositore russo è stata messa perfettamente in luce dalla Filarmonica, alternando atmosfere miti e serene ad una climax che dalla malinconia è giunta alla drammaticità, passando per diversi momenti lugubri. L’attenzione e la partecipazione del pubblico hanno lasciato molto a desiderare tra colpi di tosse e starnuti senza dubbio contenibili e frequenti cadute di oggetti, troppo spesso cause di disattenzione e perdita di concentrazione nel mio ascolto del concerto. Un viaggio di successo nel tempo delle sonorità moderne: la Filarmonica della Scala ha ricreato con cura certosina la complessità e il carattere tipico delle composizioni di inizio Novecento, facendo vivere al pubblico (purtroppo disattento) il relativo clima.

Brian Gervasoni