Ieri al teatro Donizetti si è aperta la stagione pianistica 2023 festeggiando il sessantesimo compleanno per il Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo, fondato nel 1964 dal M° Agostino Orizio. Dopo gli interventi della Presidente Daniela Gennaro Guadalupi, dell’Assessore alla Cultura del Comune di Bergamo Nadia Ghisalberti e del Direttore regionale di Banca Intesa SanPaolo Gianluigi Venturini, che hanno sottolineato il grande traguardo raggiunto dal Festival, il concerto ha avuto inizio. In apertura è stato eseguito “Vocalise” op.34 n. 14 di Sergej Rachmaninov. Il pezzo propone un’audizione intima e sentimentale, di chiara tradizione romantica. La lettura proposta dalla Filarmonica del Festival, sotto la guida del M° Pier Carlo Orizio, va certamente in questa direzione. Segue il momento clou della serata: il Concerto n.2 op.18 per pianoforte e orchestra di Sergej Rachmaninov, al pianoforte il M° Mikhail Pletnev. L’interpretazione che il Maestro russo ha dato a questo capolavoro è di sublime esecuzione, destando una forte potenza emotiva. Nell’adagio il tocco morbido e caldo del M° Pletnev coglie perfettamente le intenzioni della partitura, dando al racconto musicale l’intensità del travaglio interiore del compositore. La rilettura del Maestro di questo brano è evidente sin dalle prime battute, già i primi accordi sottolineano un’atmosfera cupa e introspettiva. Il secondo movimento, di carattere intimo e malinconico, trova nell’interpretazione una dimensione quasi metafisica in grado di afferrare sensibilmente l’animo dell’ascoltatore. Il terzo movimento, tradizionalmente eseguito più “mosso”, risulta qui coerente con le scelte interpretative dei primi due tempi: il metronomo più moderato ha permesso di cogliere sfumature più crepuscolari, senza però rinunciare all’energia che il compositore ha fissato tra le note. Anche nel bis, “L’allodola” di Mikhail Glinka, Pletnev nell’interpretazione unisce perfettamente virtuosismo e intimità. Il concerto si è concluso con l’esecuzione della Sinfonia n.9 di Dimitrij Shostakovich. Il carattere della sinfonia è gioioso e spensierato: Allegro, Presto e Allegretto descrivono perfettamente lo stato d’animo festoso del popolo russo al termine del secondo conflitto mondiale, questi sono intermezzati da movimenti lenti e meditativi, in cui i legni hanno ruoli da protagonista e gli interventi dei soli orchestrali sono stati di pregevole esecuzione. Molto calorosa la risposta del pubblico.

Leonardo Perico