È il debutto di un compleanno speciale quello celebrato venerdí sera nell’atmosfera calda e accogliente del Teatro Donizetti: il Festival Pianistico Internazionale di Bergamo e Brescia spegne le sue prime sessanta candeline tra gli applausi dei numerosi spettatori presenti al concerto inaugurale.

Nella sala piena - pochissime le poltrone vuote - il pubblico è variegato: accanto ai veterani che seguono il Festival da anni si scorgono molti volti giovani, i quali lasciano sperare in bene per il futuro. Analogamente, è un messaggio di speranza quello lanciato da Daniela Gennaro Guadalupi, Presidente della manifestazione, insieme all’Assessore alla Cultura Nadia Ghisalberti e a Gianluigi Venturini, Direttore regionale di Intesa Sanpaolo: durante il discorso iniziale non perdono l’occasione per ricordare il dramma della guerra tra Russia e Ucraina che sconvolge da piú di un anno il panorama geopolitico mondiale, auspicando il ritorno della pace. Tale augurio si ritrova, simbolicamente, nel programma della serata: i compositori dei brani presentati e il pianista solista, l’eccezionale Mikhail Pletnëv, sono di nazionalità russa.

La prima parte del concerto si apre con l’evocativo Vocalise di Sergej Rachmaninov eseguito, nella sua versione orchestrale, dalla Filarmonica del Festival diretta dal Maestro Pier Carlo Orizio; segue il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 dello stesso compositore. Le mani di Pletnëv accarezzano la tastiera con estrema grazia e leggerezza, ma allo stesso tempo comunicano all’ascoltatore un’idea musicale ben precisa. Tale misurazione talvolta si scontra con l’accompagnamento dell’orchestra, la quale si mostra poco reattiva verso gli interventi del solista e nelle risposte tra sezioni, in alcuni attacchi addirittura sfasata. Nonostante ciò, al termine dell’esibizione gli applausi riempiono la sala e Pletnëv concede un bis, riuscendo nuovamente a sorprendere il pubblico con la sua magistrale tecnica unita a grande espressività.

La seconda parte è occupata invece dalla gioiosa Sinfonia n. 9 di Dmitrij Šostakovič, ultima delle tre sinfonie celebrative della vittoria sovietica della Seconda Guerra Mondiale. Malgrado qualche incidente di percorso tra le file degli archi, l’orchestra esce vittoriosa: menzione speciale al solo del fagotto nel quarto movimento (Largo).

La parola chiave del concerto - speranza - si realizza pienamente e diviene per il Festival un augurio a fare sempre meglio in vista di nuovi importanti traguardi.

Elisabetta Nessi