Grande fermento al Teatro Donizetti per il concerto inaugurale della sessantesima stagione del Festival Pianistico Internazionale di Bergamo e Brescia. Protagonista della prima serata è l’ambiente musicale russo, con un programma interamente russo e una delle figure pianistiche più importanti del territorio, Mikhail Pletnev. L’introduzione al concerto è un augurio di pace. La presidente Daniela Guadalupi sottolinea il dispiacere di una limitazione nei confronti degli artisti russi a causa della guerra, oggi come nel secolo scorso. Sulla copertina del volume del festival svetta il volto di Marija Judina, pianista sovietica che durante il regime Staliniano non nascose la sua posizione, a discapito della sua carriera.

Sergej Rachmaninoff entra di soppiatto in sala con la versione orchestrale di Vocalise, che apre le porte ai protagonisti della serata: Mikhail Pletnev, presenza non nuova per il festival, e il celeberrimo secondo concerto per pianoforte e orchestra di Rachmaninoff. Sin dalle prime battute Pletnev spiazza il pubblico rendendo il maestoso e drammatico incipit del secondo concerto di Rachmaninoff un'allegra corsa verso il primo tema. L’estro di Pletnev è stato in parte compreso e assecondato dal direttore dell’orchestra del Festival Pier Carlo Orizio. Nel secondo movimento l’espressività di Rachmaninoff e di Pletnev vanno meravigliosamente a braccetto, accostate dall’intervento efficace di flauto e clarinetto. Il terzo trionfale e scoppiettante movimento eccelle nella fluidità delle cadenze pianistiche, seppur ancora velate di una delicatezza non così usuale nelle esecuzioni del celebre concerto. Le idee rivoluzionarie, la fluidità del gesto raccolto e la restituzione cristallina di Pletnev si compenetra col calore dell’orchestra, lasciando il pubblico sorpreso che risponde con entusiastici applausi. La perla della serata è racchiusa nel bis del pianista russo: “The lark” di Glinka. Il romanticismo ormai demodé del secondo concerto di Rachmaninoff risboccia nel culmine del romanticismo in questa trascrizione di Balakirev. L’eleganza nel tocco, la naturalezza nei virtuosismi e le dinamiche sorprendenti lo riconfermano ancora una volta un colosso nella scena pianistica mondiale.

La nona sinfonia di Shostakovich, pubblicata nel 1945 alla fine della guerra, lascia un messaggio di speranza. Definita dallo stesso compositore un “pezzetto allegro”, conclude il concerto allentando la carica emotiva e lasciando un’aria di festa nel Teatro.

Marta Gianola