Sabato 22 aprile, con la serata inaugurale al Teatro Grande a Brescia, si è dato il via al 60° anno del festival pianistico. Evento speciale per Brescia che quest’anno è capitale della cultura assieme a Bergamo.

Alle 20 è iniziato il concerto speciale diviso in due tempi, con la Filarmonica della Scala, fondata nel 1982.

Nel primo tempo il concerto per pianoforte e orchestra n.3 di Rachmaninov, protagonista il pianista Mao Fujita; ragazzo ventitreenne, nato a Tokyo, è entrato nel mondo della musica a tre anni per poi collezionare molte esibizioni e collaborazioni e ottenendo il premio internazionale al World Classic nel 2010. Egli si esibisce in un semplice completo e stupisce tutti quanti in sala con la sua capacità nel trattare nel modo più delicato il pianoforte anche nei momenti più veloci ed irruenti del brano. Inizia dopo alcune note dell’orchestra che guida dalle parti più felici e tranquille, come se pianoforte e orchestra comunicassero tra loro, come se chiacchierassero come due amici al bar, a quelle più impetuose e nervose, come se gli stessi due amici litigassero per qualche cosa. Al termine il pubblico ha dimostrato la sua felicità per la bravura del pianista ma anche della Filarmonica della Scala attraverso un lungo applauso e fischi di approvazione. Così il pianista Mao Fujita ha deciso di offrire un piccolo altro assaggio della sua bravura.

In seguito, dopo una breve pausa, è iniziato il secondo tempo, la Sinfonia n.6 ‘Patetica’ di Cajkovskij, con la Filarmonica guidata dal direttore Riccardo Chailly, che ha dimostrato una volta di più la sua bravura durante il concerto. Il secondo brano potrebbe inizialmente sembrare confuso per poi tranquillizzarsi. Una melodia gioiosa, allegra, la quale ti culla con dolcezza, ma anche con pochi momenti più forti, veloci e rigorosi che destabilizzavano dalla situazione principale. Il finale ha stupito ancora una volta il pubblico, il quale ha nuovamente applaudito per un lungo periodo di tempo.

Il primo evento del 60° del festival pianistico finisce perciò splendidamente, rendendo onore a Brescia e Bergamo Capitali della Cultura.

Elena Savu