Un’esperienza dal grande impatto emotivo. Così si potrebbe definire il concerto speciale per Bergamo Brescia capitale italiana della cultura 2023 tenutosi al Teatro Grande di Brescia ieri sera, sabato 22 aprile 2023. All’interno di un clima d’accoglienza festoso, rilevante è stata la presenza dei sindaci delle due città coinvolte e del sottosegretario alla cultura Vittorio Sgarbi, autori di un breve discorso di ringraziamenti in apertura di serata. Il palco ospita poi gli artisti, i quali offriranno al pubblico l’amatissimo Concerto n.3 in re minore di Sergej Rachmaninov e la Sinfonia n.6 “ Patetica” di Il’ič Čajkovskij. Tra i diversi protagonisti della serata spiccano il pianista Mao Fujita e il direttore d’orchestra Riccardo Chailly. Il pianista ventitreenne Mao Fujita ha già impressionato molti musicisti di spicco, distinguendosi come uno di quei talenti speciali che si presentano raramente. Nato a Tokyo, Mao Fujita stava ancora studiando al Collegio Musicale di Tokyo quando, nel 2017, ha vinto il Primo Premio al prestigioso Concours International de Piano Clara Haskil in Svizzera, ottenendo anche il Premio del Pubblico, il Prix Modern Times e il Prix Coup de Coeur, evento che lo ha portato all'attenzione della comunità musicale internazionale.

Riccardo Chailly è direttore musicale del Teatro alla Scala e direttore principale della Filarmonica della Scala. Dal 2016 ha assunto la carica di direttore musicale dell'Orchestra del Festival di Lucerna, succedendo a Claudio Abbado. Già dalle prime note emergono i toni carezzevoli che il pianoforte e l’orchestra( entrambi in “Concerto n.3 in re minore”, solo orchestra in Sinfonia n.6 “Patetica) donano al pubblico, evolvendosi poi in maniera differente. Proprio questo è uno dei fuochi attorno al quale orbitano entrambe le esecuzioni: la soavità musicale , a cui fa eco una melodia elegante e spensierata, è talvolta spezzata da momenti di maggior densità, in cui il ritmo si fa più veloce, l’atmosfera più angosciosa… . Tuttavia si mantiene perlopiù un registro raffinato e a tratti malinconico, in grado di trasportare il pubblico in una dimensione surreale, quasi come in un “Sogno di una notte di mezza estate” direbbe forse Shakespeare. Un sogno però ancora vivo e per sempre congelato tra le note di Rachmaninov, permettendo così agli ascoltatori d’intraprendere un vero e proprio viaggio emotivo.

Lorenzo Bruno